La psicoteramerda: LA SBANDATA.

Cara dott.ssa Medea, sono moglie (!) e mamma di due bimbi, mdm in progress perché con la prima avevo ancora uno stile bene, poi le cose sono degenerate un po', fino ad arrivare ad una più sana normalità [...]. Il problema non è con i bambini, hanno totalizzato la mia vita per quasi otto anni, per me esistevano solo loro e sono stata talmente perfezionista da tagliare fuori tutto e tutti, marito compreso, che non mi sembrava mai all'altezza.  Alla fine il babbo si è ritagliato tempo è attività senza di noi, anche se sempre qui a casa. Io mi sono sentita trascurata, e molto, a volte frustrata e umiliata. Adesso stiamo cercando di riequilibrare la situazione, in fondo ci amiamo molto e non credo di aver sposato l'uomo sbagliato. Il problema è che nel mio momento di massima debolezza, proprio mentre ero arrabbiata con mio marito e insofferente, un altro uomo mi si è avvicinato. Niente di che, non è successo niente e probabilmente niente succederà, ma non faccio altro che pensare a lui. Mi faccio storie, fantasie e mi sento in colpa per questo, ma non riesco a superare questa sbandata. Sbandata per uno, tra l'altro, che c'entra poco con me...  Come posso tornare ad avere il pieno controllo della situazione?

 

 

Amica, finalmente una che s'è fatta sposa', e subito me fai soffri' coi dubbi?

Comunque, per la tua lettera serve più un semiologo che un terapeuta.

 

A partire da "totalizzato la vita", infatti, la tua scelta lessicale parla molto più chiaramente di te.

 

Tutti i termini sono accomunati da una caratterizzazione negativa. Scegliersi come compagn* per progettare una famiglia, qualsiasi tipo di famiglia (figli, cani, petauri dello zucchero) implica un lavoro di squadra. Si fa in due (a volte di più, a volte di meno, diciamo che ho fatto la media).

Le cose su cui ti senti sicura sono l'inadeguatezza altrui e il fatto che, dopo che ti sei fatta un eremo di nevrosi che ti ha resa prigioniera, chi è stato lasciato fuori avrebbe dovuto aspettare.

 

Amica, lo sai, non giudico mai nessuno e non mi sento nella posizione di farlo, ma vorrei che riflettessi sulle parole che hai scelto per parlare della tua esperienza di maternità. La ricerca di perfezione, l'isolamento, la solitudine che ne deriva e, infine, come una ciliegina, la cotta per un elemento esterno, tanto diverso da te (vedi un po').

"Non credi" di aver sposato l'uomo sbagliato (ma poi, perché sbagliato? C'era uno standard? Un manuale?). In fondo vi amate. In fondo. Ma in superficie è tutto rabbia, frustrazione, umiliazione e insofferenza.

 

Che risposta cerchi da me, amica? Vuoi andare a letto con un altro uomo? Non sarò io a dirti di no. Il matrimonio non è una gabbia. Hanno inventato i cognati apposta.

 

Vuoi sentirti dire che la colpa è di tuo marito? Non lo farò. La colpa non esiste, esistono le responsabilità, e mi sa che qui siete fifty fifty.

 

Dici che è una sbandata, una fantasia, e io ci credo. Puoi tradire tuo marito come puoi non farlo, i matrimoni sono luoghi misteriosi e non esiste la possibilità di giudicare da fuori cosa sia giusto. Forse ti stai solo risintonizzando su te stessa.

Però, amica cara, il controllo no.

 

Il controllo fa male. È un'illusione, una bugia. Puoi guardare a destra e sinistra, prima di attraversare, come fanno i ricci quando escono dal letargo, ma non è detto che non sbuchi dalla curva un camion impazzito. Certo, guarda a destra e sinistra comunque, amica riccio, ma ricorda che alla fine dei giochi non decidi (quasi) un bel niente, checché tu ne dica.

Attenta, quando attraversi.

Famme sape'.

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