Ingresso a Leocazzolandia

20 agosto.
8.30 am
36 gradi.
Cespugli rotolano nella savana bergamasca.
2767 persone premono ai cancelli di Leocazzolandia come manco le vecchiette inglesi quando iniziano i saldi da Harrods.
Schiacciato tra la folla mi asciugo dalla fronte sudore non mio.
Deodorante.
Perché non usano il deodorante.
Non puoi fetere di golden retriever bagnato alle 8.30 del mattino.
La mia fdm alza il naso chiedendosi se c'è un cane nei paraggi e mi chiede se può accarezzarlo.
-Amore: il signore non vuole essere accarezzato dico ad alta voce indicando con la testa il principale indiziato di disastro ascellecologico.
Mia moglie con il programma in mano vuole, non desidera, VUOLE, essere la prima a entrare al parco, altrimenti le 12 e 45 muniti che avremo a disposizione potrebbero non bastare a vedere tutti gli spettacoli della giornatadimerda.
Tutto é già stato pianificato a colazione: mentre io stracciavo il record mondiale di mettotuttosopraunpiatto al buffet della colazione, detenuto da un americano sulla Costa Fascinosa nel 2007, lei disegnava cerchi concentrici con goniometro e compasso sulla piantina del parco che avrebbero fatto suicidare un accompagnatore turistico nipponico.
Mi comunica che ho due pause per pisciare: alle 12.15 e alle 17.56.
Comincio a pensare che il massaggio prostatico lascia il podio delle tre umiliazioni che ho subito nella mia vita , per fare entrare in trionfo, a braccia alzate, Leocazzolandia (un giorno vi racconterò delle altre due).
Una tizia con la maglietta dello staff si avvicina al cancello di ingresso.
L'aria si fa elettrica.
Le mamme si studiano per anticipare le mosse delle altre manco fossimo al palio di Siena.
Semaforo verde. Caos.
Mia moglie, snella come una gazzella si insinua tra la folla con la bambina guadagnando posizioni, mentre io, gravato dal peso dello zaino fluo della Seven pieno di vettovaglie, il passeggino e la bamboladimerda di mia figlia, rimango indietro.
Guardo con invidia il padredimerda che accanto a me ha una sincope vaso vagale per il caldo e stramazza al suolo con il sorriso sulle labbra, perche si é salvato in extremis.
Passare la giornata in codice bianco al pronto soccorso di Vergate sul Membro sembra il Valhalla in confronto a quello che mi attende.
Fila di merda.
Merda di fila.
Fila di merda.
Sciorinando questo merdamantra mi metto in coda per fare una cazzo di foto con Masha la bagasha.
29 minuti di fila con fdm che ogni 5 secondi mi chiede:- quanto manca? Quanto manca? e quando é il nostro turno comincia a piangere terrorizzata perché Masha è alta come una dragqueen moscovita.
Cazzo prendere un nano é troppo difficile?
Fdm piange e cerca di scappare ma l'acchiappo per un orecchio sollecitato dalle bestemmie in bergamasco di quelli in fila dietro di noi.
Me tocca famme la foto co Masha perché bdm mi sta aggrappata alla gamba come Rose ai resti del Titanic.
Il tizio dentro il costume bolscevico , chiuso dentro tutta quella gommapiuma deve morire di caldo e quando ci abbraccia per il sudato scatto riesco solo a sussurrargli:- lavorare da Just eat e Amazon non fa così cacare... Salvati.!
Corro verso la successiva filadimerda...

To be continued...





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